borsa a mano originale

Il tulipano d’organza

Finalmente era arrivato il giorno della Prima Comunione! Avevo la febbre, purtroppo!

La mamma cercava di consolarmi e mi diceva che, nonostante gli occhi lucidi e il volto arrossato, sarei stata carina lo stesso. E poi l’importante era che avrei accolto dentro di me, per la prima volta, Gesù.

Tutto era pronto e ben disposto sul mio letto: oltre alla veste, la cuffietta con il velo, i guanti di pizzo, il libretto delle preghiere in madreperla. Mentre la mamma mi vestiva, maglietta bianca, calze bianche, scarpe in vernice bianca, sottogonna bianca: “Ci sono due bellissime sorprese per te!” mi rivelò all’improvviso.

Quando emersi dal vestito bianco, semplicissimo ma prezioso, era di sangallo svizzero, vidi, sulla porta della camera, la sarta di famiglia!

Io le ero molto affezionata e anche lei mi voleva molto bene.
Maria aveva in una mano tre calle bianche, tenute insieme da un nastro e nell’altra un oggetto che, al primo momento, non riuscii a identificare: sembrava una nuvoletta bianca! “Ecco, per la mia piccolina! Le calle, le ho colte, mezz’ora fa, nel mio giardino e questa, ci ho impiegato tre giorni a farla, con grande pazienza ma anche immensa gioia. Nessun’altra bambina l’avrà uguale, sono sicura!”.
Poco dopo, maschietti e femminucce eravamo tutti riuniti sul sagrato, in attesa di entrare in chiesa. Il cuore batteva forte per l’emozione. Tante piccole spose in miniatura sembravamo, noi bambine! Ognuna di noi sbirciava le altre, ognuna di noi esaminava le compagne più vicine con occhio curioso e vanitoso al tempo stesso. Anch’io! E quanto ero orgogliosa di essere l’unica a avere delle calle per bouquet, di essere l’unica ad avere un tulipano d’organza come borsetta: dal calice si schiudeva una corolla di petali, soffici, vaporosi; un piccolo ed esile manico mi permetteva di portarla al braccio.

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Gigliola con il suo tulipano d’organza!

Sono trascorsi parecchi anni da quel giorno. Ho ancora dentro di me, però, lo sguardo della sarta Maria, lucente di lacrime e scintillante di soddisfazione: era bellissima, unica, la sua piccolina, quella bambina che arrivava di corsa, in bicicletta, l’Atala color argento, e la chiamava, ogni volta, a gran voce, nonostante il fiatone per la corsa lungo le stradine di campagna.
Il gioiello che aveva creato per me, ispirandosi ai fiori del suo amato giardino, e che aveva confezionato con le sue abili mani, era nato sì dalla sua fantasia ma, soprattutto, dal suo amore per le cose belle, dal suo desiderio di realizzare capi mai uguali l’uno all’altro.
E io sono molto grata alla sarta Maria come pure a mia mamma: entrambe mi hanno educata al gusto del bello e dell’eleganza.
Di mio, nel corso degli anni, ho aggiunto anche la ricerca dell’originalità, intesa come quell’accostamento insolito, quella particolare nota colorata, quel taglio inconsueto, quell’accessorio estroso, insomma quel non so che fatto di tante diverse sfumature che, alla fine, costruiscono uno stile personale.

La moda mi ha sempre affascinata e incantata.
Il mio percorso professionale, però, si è svolto lungo la strada dell’istruzione e della diffusione della cultura. Nel tempo, comunque, ho maturato intuizioni, idee, convinzioni che mi hanno portata a credere fermamente nel binomio moda-cultura e a sognare. L’incontro con Franco, imprenditore nel campo della moda da più di trent’anni ma molto determinato e pronto ad anticiparla seguendo nuove vie, aperto alla sperimentazione e all’innovazione, mi ha permesso di concretizzare il mio sogno: dare un’anima nuova all’accessorio borsa.

Penso, con emozione, che un filo sottile, eppure tenace e resistente alle vicende della vita, leghi il tulipano d’organza, quell’originale dono della sarta Maria e il mio approdo in Venetus.

Gigliola